ALESSANDRO APRILE
Abissura
Opening 26.02.2026
12am - 9pm
Non c’è orizzonte a cui tendere, non c’è fondo su cui poggiare.
In questo spazio non esistono coordinate, ma una promessa di equilibrio sospesa in un campo di forze compresse.
Abitarlo, significa farsi carico di tutto il loro peso per poterne emergere. Solo ciò che è in grado di resistere, può sopravvivere.
Il monotipo registra l’inizio di questa sedimentazione: imprime e fissa tracce che non restituiscono un orientamento, ma si depositano in una prima trama senza narrazione dove ciò che resta è puro contatto, per attrito. Qui, la monumentalità, da attributo può diventare attitudine: una pratica di esposizione al limite, dove la forma si costituisce per la sua capacità di sostenere l’instabilità dello spazio che la contiene.
Rinunciare a punti di controllo; lasciare che prima il gesto, e poi lo sguardo, non abbiano appigli, né spazi sicuri. Trattenere senza mai rilasciare. Il fiato è sospeso, la tensione obbliga a sostare.
Nel tempo, ciò che resiste alla dispersione, prende corpo fino a farsi paesaggio. Le figure emergono come differenti stati di questa condizione: immerse in una pressione che non concede deviazioni, diventano l’unico orientamento possibile. Incombono come l’ombra del peso che portano, non si lasciano risolvere. Nel loro abisso, tengono tutto nascosto. La quiete che sostengono, ed al tempo stesso combattono, è una soglia instabile; la sensazione per cui nulla possa compiersi definitivamente. Non si espira.
La loro forma può solo esistere come ciò che galleggia nella profondità dell’acqua ferma: senza esito, ma in attesa. Un continuo ritorno alla promessa di equilibrio, senza un centro che possa reggere.
Testo di @margheritarduini
